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Guida alle aree protette: Emilia Romagna

Emilia Romagna 144 pagine - © Edinat - Milano

Dopo le pubblicazioni relative alla Lombardia e alla Liguria, ecco il vademecum delle aree protette dell’Emilia Romagna, nuovo tassello della collana “Le Guide di Parchi e Riserve Naturali” dedicata ai tesori ambientali presenti nelle varie regioni italiane. Superate le istruzioni iniziali, che invitiamo a consultare, entriamo nel vivo del territorio e analizziamo, in ordine alfabetico, i 2 Parchi Nazionali e i 13 Parchi Regionali, ovvero i cardini del sistema delle aree protette dell’Emilia Romagna. Ben sei di essi si trovano lungo il crinale di monti al confine con la Toscana e tutelano gli ambienti più importanti di questa porzione di Appennini: sono i Parchi Nazionali dell’Appennino tosco-emiliano e delle Foreste Casentinesi e i Parchi Regionali delle Valli del Cedra e del Parma, dell’Alto Appennino modenese, del Corno alle Scale, dei Laghi di Suviana e Brasimone. Qui si trovano alcune delle cime più alte della catena, praterie d’alta quota e laghetti ricchi di rarità botaniche e faunistiche, foreste antiche e ancora integre. Qui vivono l’aquila reale, il cervo e soprattutto il lupo, tornato a stabilirsi in questi luoghi, sempre meno frequentati dall’uomo. Altri tre Parchi Regionali sono nati, invece, a protezione di tesori geologici: la lunga vena di gesso che affiora nelle province di Bologna e Ravenna, che ci racconta di quando 6 milioni di anni fa il Mediterraneo era un’immensa distesa di sale, e le svettanti guglie di arenaria di Roccamalatina, emerse tra le colline in seguito agli sconvolgimenti cui è andata incontro la crosta terrestre. Esistono poi i parchi della pianura: due di essi tutelano un tratto del Taro e dello Stirone, tra i tanti corsi d’acqua che scendono dagli Appennini, mentre le preziose zone umide del Delta del Po sono protette dal più grande Parco Regionale, quasi 54mila ettari, dove nidificano 154 specie di uccelli. Tra le colline di Bologna si trovano, infine, il Parco dell’Abbazia di Monteveglio e quello di Monte Sole, entrambi a tutela di aspetti storici, seppur diversi; subito a sud di Parma si estendono invece i Boschi di Carrega, regno dei caprioli. Il viaggio tra le aree protette della regione prosegue poi con le Riserve e le Oasi Lipu, ulteriori tessere di un mosaico tra i più articolati di tutta l’Italia, concepito per salvaguardare ambienti altrove scomparsi. Doveroso il ringraziamento a Peugeot Italia Spa, che sostiene dall’inizio questo progetto editoriale, e all’Aidap, il cui patrocinio offre ulteriori garanzie al lettore. Due parole, infine, sulla Mappa allegata, che indica la via migliore per raggiungere l’area prescelta. Non resta che augurare buon viaggio.



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